Vai al contenuto
Fondazione Montessori Italia ETS Scuola supervisionata dalla
Fondazione Montessori Italia
Il teatro educativo · di L'Albero Azzurro · 4 minuti di lettura

TEATRO in CATTEDRA, il debutto.

Ruolo di rilievo nella didattica della nostra scuola ricopre il KAMISHIBAI,

Il Kamishibai (Kami = carta; shibai = dramma, gioco, teatro) è una caratteristica forma di narrazione per immagini, la cui origine è riconducibile ai templi buddisti del Giappone del XII secolo.

I monaci buddisti si servivano degli ‘emakimono’ (opere narrative riprodotte su rotoli) per raccontare alla popolazione storie sulla vita e le opere del Buddha, insegnando così i principi e la morale da seguire. L’uditorio era principalmente analfabeta e pertanto i disegni completavano e rafforzavano la narrazione orale.

Il Kamishibai appartiene quindi a una lunga tradizione di racconti di strada, in cui le parole si univano alle immagini. Per secoli questa tradizione è stata instancabilmente portata avanti dai cantastorie e gli stili e i modi di raccontare si sono evoluti nel tempo: ‘emakimono’, ‘etoki’, ‘tachi-e’…

Il Kamishibai e la figura del ‘gaito kamishibaiya’ (ovvero il narratore, o la narratrice, di Kamishibai) come li conosciamo oggi si affermano in Giappone nel periodo tra le due guerre mondiali. In quegli anni, il gaito kamishibaiya si spostava di villaggio in villaggio, o di quartiere in quartiere, a bordo della sua bicicletta, sulla quale era montato il ‘butai’, ossia il teatrino di legno, e annunciava il suo arrivo sbattendo uno contro l’altro due bastoncini di legno chiamati ‘hyoshigi’.

A volte sulla bicicletta erano montati anche alcuni strumenti a percussione, di cui si serviva per rendere ancora più efficace la narrazione.

Il guadagno veniva dalle caramelle che il gaito kamishibaiya vendeva ai bambini, anche se era l’abilità nel raccontare le storie ad assicurare spettatori per la narrazione successiva.

I bambini che avevano comprato le caramelle potevano assistere ai racconti in prima fila. Gli altri dovevano accontentarsi di posti più lontani dal butai.

Una volta che si era formato un pubblico, il gaito kamishibaiya iniziava a raccontare servendosi di tavole: su un lato erano disegnati i vari passaggi della storia, sull’altro era scritto il relativo testo.

Ogni racconto si componeva di più episodi, e ogni episodio si concludeva rimandando all’incontro successivo, in modo da garantire al gaito kamishibaiya una nuova affluenza di pubblico, incuriosito da come si sarebbe conclusa la vicenda.

Le storie spaziavano dal comico al drammatico e non erano rivolte esclusivamente a bambini e ragazzi, ma ad un pubblico di tutte le età.

Il Kamishibai veniva anzi usato anche come strumento di propaganda politica e come mezzo di comunicazione di massa, una sorta di ‘telegiornale della sera’ per annunciare alla popolazione notizie rilevanti, come l’inizio della guerra, l’annuncio dell’occupazione americana o della nuova costituzione del Giappone.

Le storie più popolari raccontate dai gaito kamishibaiya sono poi confluite nei ‘manga’ (fumetti) e nelle ‘anime’ (cartoni animati tratti dai manga).

Paradossalmente, il Kamishibai ha vissuto il suo momento di splendore in un periodo molto buio per il Giappone, ossia gli anni che vanno dalla grave crisi economica degli anni Venti e Trenta fino alla fine della seconda guerra. Fortunatamente il Kamishibai non è mai stato del tutto dimenticato, e negli ultimi anni l’interesse per questo strumento meraviglioso è tornato.

Oggi il Kamishibai è per i bambini un’occasione per stare insieme e un’importante attività di intrattenimento, sia all’aperto sia nelle case, nelle biblioteche e nelle scuole, del Giappone e non solo.

Questo tipo di narrazione, semplice ma efficace, è inoltre un ottimo strumento educativo per i bambini, i quali, oltre ad ascoltare le storie, possono mettere in pratica l’arte del Kamishibai inventandone di nuove o raccontando episodi della loro vita.

A scuola grazie al Kamishibai è possibile rielaborare ed esprimere personalmente quanto appreso in classe nelle più diverse materie, con disegni, collages e brevi testi.

Tutto questo stimola e favorisce la capacità di esposizione orale, di sintesi e di suddivisione in sequenze, e permette di esporre immagini e idee.

Il Kamishibai è, insomma, una via di mezzo tra teatro e lettura. È una forma di comunicazione a doppio senso. L’immagine, racchiusa e incorniciata dalla struttura del teatrino, favorisce la concentrazione di chi partecipa al racconto delle storie e ne attira magneticamente l’attenzione, specialmente nel momento magico in cui si sfila una tavola e si intravede quella successiva.

Piace ai bambini e ai bambini cresciuti, che forse qualche volta hanno un po’ di nostalgia dei momenti in cui erano loro i destinatari dei racconti!!

È un’occasione per vivere un’esperienza che può accomunare persone di ogni età, senza fretta, immagine dopo immagine, parola dopo parola.

Continua a leggere

Altre storie dalla scuola

Il teatro educativo

Teatro Educativo alla scoperta del mio mondo immaginario

DIDATTICA 2019: TEATRO EDUCATIVO a cura di Valeria Calabrò. Introduciamo nell’offerta formativa della nostra scuola tante esperienze teatrali volte ad arricchire il linguaggio, sviluppare la fantasia,...

Didattica

Una mano tesa tra compagne al nido

Una bimba inciampa, una compagna la aiuta a rialzarsi e insieme tornano al girotondo. In due si pensa meglio e si va più lontano, scriveva Gianni Rodari.

Richiedi informazioni Menu della settimana