Corso di aggiornamento professionale
Giorno 2 Dicembre si è svolto a Palermo un corso di formazione per lo Staff di Nido, Infanzia e Montessori dal titolo “Materialmente: Pensare il fare al nido e alla scuola dell’infanzia”, a cura della dott.ssa Vigoni di “Percorsi Formativi 0-6”.
“Percorsi Formativi 0-6” è un’agenzia formativa, coordinata dalla dott.ssa Iaccarino, che opera a livello nazionale ed ha come mission l’aggiornamento professionale di educatori/insegnanti del Nido e della Scuola dell’Infanzia tramite corsi di formazione a calendario e a catalogo su richiesta: tra i servizi offerti si propone la supervisione di asili nido e scuole dell’infanzia, incontri formativi con i genitori e laboratori di psicomotricità rivolti ai bambini.
“Il lavoro educativo è entusiasmante, ma anche faticoso, sia dal punto di vista fisico che emotivo. La relazione con i bambini è sicuramente gratificante, e molto complessa. Alla “buona educatrice/insegnante” servono sì il sapere ed il saper fare, ma anche il saper essere perché, come dice Kirkegaard, “ciò che l’insegnante è, è più importante di ciò che insegna“. Per chi opera in ambito educativo, la formazione rappresenta un momento fondamentale per avviare, sostenere, consolidare la capacità riflessiva, la consapevolezza dell’agire educativo, la crescita personale e professionale, in modo da affinare sempre meglio le competenze professionali e restare aggiornati in un mondo che cambia velocemente.”
Il corso ha preso spunto dalla celebre frase di D. Bonhoeffer che recita: ”Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini”. Partendo da una riflessione teorica su pensiero concreto e pensiero divergente e sull’importanza del gioco per lo sviluppo globale della persona, il corso ha proposto strumenti e spunti pratici per l’organizzazione, la gestione e la rivisitazione degli spazi, materiali e proposte ludiche nei servizi all’infanzia 0-6 anni. Durante l’incontro sono state presentate, attraverso slide e filmati, tantissime proposte pratiche da realizzare con i bambini volte a costruire la formazione del pensiero divergente e creativo.
Per insegnare bisogna emozionare, perché un apprendimento senza emozione non ha basi durature; molti però pensano ancora che se ci si diverte non si impara. Quando il bambino gioca lo fa per procurarsi piacere e attraverso il piacere il bambino si appropria di momenti ed esperienze che poi gradirà rifare, facendolo automaticamente.
L’attenzione è stata focalizzata sulla riscoperta della sacralità del gioco, senza tralasciare l’aspetto pedagogico e funzionale: il gioco non è affare solo del bambino, ma l’adulto vi è coinvolto a doppio titolo, sia come giocatore che come trasmettitore di valori o disvalori ludici. Ogni oggetto che viene proposto ha un’intelligenza senso-motoria, che sta alla base di tutto, perché, come dice la Montessori, la mano è l’organo di prensione della mente; ma anche i giochi senso-motori hanno una valenza simbolica ed affettiva, perché il gioco vive sulla dimensione della perdita. La creatività si origina nello stato di vuoto, nella separazione dalla madre prende il via l’immaginazione e giocare “a far finta di” sviluppa moltissime competenze.
La noia, l’attesa, fanno sì che si metta in moto la creatività : “ la noia è giusto il tempo e lo spazio fra le idee e, talvolta, la sorgente della genialità” J. Lansbury. Concediamo ai bambini il diritto di annoiarsi, senza dover riempire continuamente ogni spazio libero, concediamo di stare in quel “vuoto fertile” che può originare nuove idee, soluzioni, ispirazioni, visioni, creazioni…
A tal proposito, al fine di stimolare la creatività, Medina propone di offrire al bambino giochi con finali aperti, materiali destrutturati e informi. Variamo dal “cestino dei tesori” con materiale di uso comune che sviluppa l’esplorazione sensoriale ed è padrone del gioco euristico, al Tangram, che con le sue 7 forme di senso compiuto può ricostruire tutti gli alfabeti del mondo e sviluppa una mentalità di tipo ricostruttivo, ma anche ricreativo, perché è sempre bene dosare e bilanciare le proposte.
Il corso si è concluso con una serie di immagini e proposte da nidi e servizi di tutta Italia, con una carrellata speciale dedicata alle LOOSE PART, ovvero alle parti sciolte, come acqua, sabbia, ecc…Nicholson nel suo “Theory of Loose Part” ci descrive le infinite possibilità ludiche delle “loose part” e del materiale naturale di recupero, perché povero vuol dire ricco, ovvero l’arte dell’arrangiarsi.
Quindi, cosa dare tra le mani ad un bambino? Dopo il proprio corpo e quello materno, tutto diviene materiale manipolativo per il bambino: cibo, indumenti, oggetti, materiali naturali, perché attraverso questi ultimi il bambino percepisce sensazioni tattili, olfattive e gustative differenziate. Gli oggetti devono perciò essere vari, di materiali diversificati, di uso comune, tali da permettere l’esplorazione, la distruzione, l’assemblaggio o la deformazione. Per questo motivo sono limitanti gli oggetti di plastica che hanno peso e temperatura costanti, sonorità artificiali, non hanno deformabilità, profumo, pluralità d’uso: bisogna ridurne la presenza per dedicarsi alla creativa scoperta delle cose di uso quotidiano, semplici ed affascinanti per il bambino. La Montessori dice che il materiale non deve recare un doppio compito, ma deve catturare l’attenzione e fornire informazioni pertinenti che non creino distrazioni.
Si suggerisce, su un livello operativo-didattico, un primo immediato censimento, distinguendo:
1) Sussidi Didattici (domino,tombola, blocchi logici, puzzle ed incastri) ovvero giochi per imparare.
2) Materiali di Risulta, materiali che non hanno apparentemente una destinazione declinata verso specifici apprendimenti.
Le infinite, piccole, impercettibili variazioni che il bambino compie sulla materia e con gli oggetti, assomigliano agli esperimenti dello scienziato che, provando e riprovando per tentativi ed errori arriva alla sua soluzione.
E così il bambino scopre, ad esempio, che il colore si può stendere, mescolare, spargere, spalmare, può sgocciolare, colare, macchiare, sbiadire e schizzare. E’ un colore dunque non solo da vedere, ma anche da toccare, nel pieno “Piacere motorio e cinetico, piacere visivo, piacere tattile ed uditivo, piacere di dominanza spaziale, piacere della variazione spaziale, piacere della ripetizione, piacere identificatorio ed allusivo, piacere ludico-euristico che consiste nell’esplorazione e nella scoperta di una macchia che si allarga o di un colore che si trasforma in un altro, piacere emotivo, piacere relazionale, piacere simbolico quando il bambino scopre che linee e macchie possono rappresentare oggetti” (Brogi).
I campi dell’esperienza educativa, dunque, sono campi del fare e dell’agire, utilizzati come percorsi di esperienze vissute dal bambino che potrà utilizzare per compiere operazioni fondamentali, quali classificare, discriminare, descrivere, argomentare, interpretare l’ambiente in cui è in rapporto; in pratica il bambino si prepara ad affrontare la vita quotidiana.
Sandra Audino[[IMG|https://alberoazzurrosiracusa.it/2023/wp-content/uploads/2023/02/22853136_1966504436960832_5243202148142184730_n-212x300-1.jpg|corso di aggiornamento professionale]]